Elena Vittadini

Professoressa di Scienze e Tecnologie Alimentari Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, Università di Camerino

Biografia

La Prof. Vittadini è nata e vissuta a Milano fino alla Laurea in Science delle Preparazioni Alimentari. Si è poi trasferita negli Stati Uniti dove ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze degli Alimenti presso la University of Massachusetts e ha successivamente lavorato nella ricerca e sviluppo di due aziende alimentari a New Your e a Boston. Nel 2000 ha lavorato come ricercatrice nel Space Food Laboratory del Johnson Space Center della NASA dove ha studiato gli alimenti per una base planetaria sul pianeta Marte. Nel 2003 è rientrata in Italia, ha insegnato Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università di Parma e si è trasferita all’Università di Camerino nel Settembre 2018. Svolge ricerca nell’ambito della valutazione dell’effetto della composizione e del processo produttivo sulla qualità e stabilità di prodotti alimentari.

Intervento : SUP IL CIBO DEGLI ASTRONAUTI

26 APRILE ORE 18.00 

L’esplorazione dello spazio cominciò nel 1961 quando il cosmonauta russo Yuri Gagarin orbitò intorno alla Terra sul Vostok-1 e sperimentò che è possibile bere e mangiare in orbita. Nel 1962 John Glenn, astronauta americano sul “Friendship 7”, rimase in orbita per 4 ore, 55 minuti e 23 secondi e si sfamò con della purea di mele. I primi alimenti sviluppati esclusivamente per lo spazio, non erano particolarmente appetitosi ed erano proposti sotto forma di cubetti compressi o di puree in tubi di alluminio per rispondere agli stretti requisiti imposti dalla struttura delle astronavi e dalla breve durata delle missioni. Con l’allungarsi delle missioni, gli alimenti si sono evoluti e sono stati creati tenendo in considerazione limitazioni di spazio, peso, disponibilità di acqua, maneggiabilità in orbita, requisiti nutrizionali e, più recentemente, anche della tradizione culinaria legata alla nazionalità dell’astronauta. La prossima sfida consisterà nello sviluppo di alimenti da produrre sulla Luna o su Marte quando l’ umano riuscirà a creare una base stabile per l’esplorazione planetaria.

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